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UN’ISTANTANEA DELLA SITUAZIONE ATTUALE

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3       Il contesto internazionale

La transizione verso un'economia efficiente nell’uso delle risorse, a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, costituisce la rinnovata sfida a livello mondiale per raggiungere una crescita sostenibile ed inclusiva.

Con una popolazione mondiale di più di 9 miliardi di persone prevista per il 2050 e la rapida crescita economica dei paesi in via di sviluppo, la domanda di risorse naturali, in particolare di materie prime, si prevede continuerà a crescere in maniera esponenziale nei prossimi decenni. Tale tendenza determinerà anche un aumento degli impatti ambientali e climatici qualora non si adottino politiche e misure per un uso più efficiente delle risorse. 

In questo contesto, la diffusione di un nuovo modello “circolare” di produzione e consumo costituisce un elemento di importanza strategica per raggiungere gli obiettivi globali di sostenibilità e rappresenta al contempo un fattore per rilanciare la competitività del Paese.

A livello internazionale, nel corso di questi ultimi anni, il concetto più ampio di efficienza delle risorse è stato sviluppato in numerose iniziative in ambiti quali OCSE, UNEP International Resource Panel (UNEP-IRP) e G7/G8/G20.

L’iniziativa della Presidenza del G7 tedesca del 2015 si colloca sul percorso tracciato dalla Presidenza Giapponese del G8 nel maggio del 2008, nell’ambito del quale a Kobe è stato adottato il “Piano d'azione 3R – Ridurre, Riutilizzare, Riciclare” contenente una serie di azioni volte a migliorare la produttività delle risorse, a promuovere la “società del riciclo” e il mercato internazionale dei prodotti riciclati e la riduzione di emissioni di gas serra.

Sulla base dei risultati del vertice G7 di Elmau del 2015, del Summit di Ise-Shima del 2016, del Toyama Framework sul ciclo dei materiali, la Presidenza Italiana del G7 del 2017 ha contribuito in maniera fattiva a tale processo, promuovendo l’adozione a Bologna di un piano di lavoro per sviluppare azioni comuni in tema di efficienza delle risorse ed economia circolare.

 

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Piano di Lavoro Quinquennale (2017-2022) per l’Uso Efficiente e Sostenibile delle Risorse (Allegato al Comunicato G7 del 2017) - Bologna, 12 giugno 2017

 

Aree prioritarie individuate per le azioni comuni a livello G7:

  • Indicatori di efficienza delle risorse
  • Efficienza delle risorse e cambiamenti climatici
  • Gestione sostenibile dei materiali a livello internazionale
  • Analisi economica dell'efficienza delle risorse
  • Coinvolgimento dei cittadini e sensibilizzazione del pubblico
  • Spreco di cibo
  • Plastica
  • Appalti pubblici verdi
  • Criteri per l’estensione della durata di vita dei prodotti
  • Digitalizzazione della produzione

 

 

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Le radici del lavoro attuale sull’Efficienza delle Risorse

 

Numerose sedi internazionali hanno trattato il tema dell’economia circolare e dell’efficienza delle risorse in questi anni: oltre all’OCSE e all’UNEP-IRP (sede di riflessione scientifica, corrispettivo dell’IPCC rispetto ai problemi del clima), si segnalano il World Resources Forum, sede di dibattito scientifico-accademico; i lavori dell’EREP (European Resource Efficiency Platform) e del Gruppo Esperti “The economics of the environment and resource use” organizzati dalla Commissione Europea; la Resource Efficiency Flagship Initiative nell’ambito del Pacchetto Europa 2020; i lavori dell’Agenzia Europea dell’Ambiente fra i quali il rapporto “More from less: material re source efficiency in Europe” (2016). Tutti traggono radice dal Rapporto al Club di Roma “Fattore 4:Raddoppiare la Ricchezza, Dimezzare l’Uso di Risorse” di Ernst Von Weizsaecker e Amory Lovins (1998).

 

 

I Rapporti dell’UNEP-IRP e dell’OCSE per il G7

 

A seguito del vertice G7 di Elmau sotto Presidenza tedesca, è stato chiesto ad UNEP-IRP e OCSE quali siano le soluzioni più promettenti per migliorare l’efficienza delle risorse e dei suggerimenti in merito alle scelte politiche che si possono effettuare per facilitare la transizione verso un modello economico circolare basato sulla gestione sostenibile dei materiali. I Rapporti sono stati sottoposti alla discussione del G7 Ambiente del 2017 a Presidenza Italiana.

Il rapporto dell’UNEP-IRP “Resource Efficiency: Potential and Economic Implications” (marzo 2017) rappresenta una rassegna esemplare sul tema. Analizza i trend storici, presenta una serie di “buone pratiche”, valuta possibili traiettorie future, definisce le principali sfide e opportunità della transizione. Il principale messaggio del rapporto è che muoversi in direzione dell’economia circolare offre vantaggi sia dal punto di vista economico che ambientale. Politiche ben disegnate allo scopo possono ridurre l’uso globale di risorse stimolando al contempo la crescita economica, altresì promuovendo nuove figure professionali e riducendo fortemente le emissioni di gas serra.

L’OCSE ha prodotto negli ultimi 20 anni una serie di studi sul tema dei flussi di materia, della gestione sostenibile dei materiali, dell’efficienza delle risorse e dell’economia circolare da cui derivano utili linee guida sia per l’azione politica che per le imprese, riportate nel rapporto “Policy guidance on re source efficiency” (2016). L’innovazione tecnologica di prodotto e di processo, stimolata da adeguati strumenti ed incentivi pubblici, è la chiave per avviarsi verso un nuovo paradigma di sviluppo orientato alla qualità dei prodotti e dei servizi nella fase sia di progettazione che di consumo e post-consumo. Si tratta di riuscire a chiudere il cerchio senza perdere risorse economiche importanti contenute in quelli che tradizionalmente riteniamo essere rifiuti o scarti senza alcuna residua utilità. Concetti quali eco-design, responsabilità estesa del produttore (EPR), durata dei prodotti, piramide gerarchica nella gestione dei rifiuti, simbiosi industriale, dissociazione (“decoupling” tra valore aggiunto e quantità di risorse utilizzate) costituiscono elementi precipui della transizione verso un’economia più “leggera”.

 

 

 

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Alcune esperienze internazionali

 

GIAPPONE

Già nel 2000, il Giappone ha adottato una legge per promuovere l’economia circolare e trasformare la propria società, caratterizzata da elevata produzione, alto consumo e alta produzione di rifiuti, in una “società orientata al riciclo” (Wang et al., 2004; Zang, 2006).

Nel Piano 3R di Kobe del 2008 e del Toyama Framework del 2016, l’approccio giapponese è stato poi chiaramente definito e condiviso da tutti i paesi G7: “Il nostro obiettivo comune è quello di realizzare una società che utilizzi le risorse in modo efficiente e sostenibile per l'intero ciclo di vita, riducendo il consumo di risorse naturali e promuovendo i materiali riciclati e le risorse rinnovabili, in modo da rimanere entro i confini del pianeta, rispettando i rilevanti concetti e approcci. Tutto ciò per garantire che la società faccia circolare ripetutamente le risorse, minimizzi le emissioni di rifiuti nella natura, impedisca lo dispersione di rifiuti e gestisca carichi ambientali entro un limite accettabile in modo che la circolazione del materiale in natura possa essere mantenuta. Una tale società non solo fornisce soluzioni per le sfide relative ai rifiuti ed alle risorse, ma ne consegue anche una società sostenibile a basse emissioni di carbonio in armonia con la natura che può creare posti di lavoro, rafforzare la competitività e realizzare la crescita verde”.

 

CINA

Il modello economico circolare è stato introdotto come un nuovo modello di sviluppo per aiutare la Cina a rendere la propria economia più sostenibile (Zhu, 2008; Geng e Doberstein, 2010). L'obiettivo principale dell’economia circolare, incorporato nel concetto originale, è stato gradualmente spostato dalla fase di riciclo rifiuti al concetto più ampio di efficienza delle risorse nelle fasi di produzione, distribuzione e consumo.

 

STATI UNITI

Gli Stati Uniti hanno adottato l’approccio per una gestione sostenibile dei materiali (SMM “Sustainable Materials Management”, derivazione OCSE) che mira ad un uso più produttivo dei materiali in tutto il loro ciclo di vita. Esso rappresenta un cambiamento nel modo in cui la nostra società pensa l'uso delle risorse naturali e la tutela dell'ambiente. Esaminando come i materiali sono utilizzati in tutto il loro ciclo di vita, un approccio SMM mira a:

• utilizzare materiali nel modo più produttivo con l'accento su un loro minore utilizzo,

• ridurre le sostanze chimiche tossiche e i loro impatti ambientali in tutto il ciclo di vita del materiale,

• assicurare risorse sufficienti per soddisfare le esigenze di oggi e quelle del futuro.

 

4       Il contesto europeo

 

Il 2 dicembre 2015, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto europeo sull’economia circolare in cui analizza l'interdipendenza di tutti i processi della catena del valore: dall’estrazione delle materie prime alla progettazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione, dal consumo al riuso e al riciclo dei materiali.

Tale pacchetto è composto da:

  • un Piano d’azione che individua le misure chiave e le aree specifiche di intervento,
  • quattro proposte di revisione e modifica delle principali direttive per la gestione dei rifiuti che comprendono anch’esse misure volte a stimolare una maggiore circolarità dei “rifiuti che possono tornare ad essere risorse”.

In particolare, il Piano integra le proposte relative alla legislazione sui rifiuti stabilendo misure che impattano su tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti. Il Piano include anche azioni specifiche per alcuni settori o flussi di materiali, come la plastica, i rifiuti alimentari, le materie prime critiche, la costruzione e la demolizione, la biomassa e i bioprodotti nonché misure orizzontali in settori come l'innovazione e gli investimenti.

Tra le misure previste dal Piano, particolare importanza assumono quelle che incideranno sulla progettazione dei prodotti finalizzata alla loro riparabilità, durabilità e riciclabilità. Inoltre, è intenzione della Commissione, nella revisione di tutta la normativa di settore, prestare particolare attenzione alla coerenza delle varie misure, con particolare riferimento all’interfaccia prodotti-rifiuti e contenuto di sostanze chimiche.

 

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Esperienze di altri Paesi europei

 

GERMANIA

Il primo paese europeo ad adottare una legge per l’economia circolare è stato la Germania (ciclo chiuso e gestione dei rifiuti, 1996) per la gestione dei rifiuti in un ciclo chiuso e per garantire uno smaltimento dei rifiuti compatibile con la protezione dell’ambiente. Il 29 febbraio 2012 il Gabinetto federale tedesco ha poi adottato il Programma nazionale di Efficienza delle Risorse (ProgRess). L'obiettivo del Programma è quello di strutturare l'estrazione e l'uso delle risorse naturali in modo sostenibile, per ridurre gli impatti sull’ambiente e rafforzare la competitività dell’economia tedesca. ProgRess si concentra sui fattori abiotici (combustibili fossili, minerali) e sull'uso materiale delle risorse biotiche. L'uso di materie prime è collegato all'utilizzo di altre risorse naturali quali acqua, aria, terra (suolo e sottosuolo), biodiversità ed ecosistemi. Tuttavia, poiché tali risorse sono già oggetto di altri programmi, processi o normative specifiche, non sono affrontati in dettaglio nel ProgRess. Esso copre l'intera catena del valore. Si tratta di assicurare un approvvigionamento sostenibile di materie prime, aumentando l'efficienza delle risorse nella produzione e nel consumo, migliorando la gestione del ciclo di vita. Nel marzo del 2016 è stato adottato dal Governo tedesco Progress II che include un’analisi di possibili indicatori specifici per l’economia circolare.

 

FRANCIA

Nella legge sulla transizione energetica per la crescita verde (Legge 2015-992 del 17 agosto 2015) il Titolo IV è dedicato interamente alla “lotta contro gli sprechi e alla promozione dell'economia circolare”. Gli artt. 69 – 172 trattano in dettaglio l’argomento. L’economia circolare in Francia si basa sul concetto di disaccoppiamento (con un obiettivo di aumentare del 30% GDP/DMC - indicatore della produttività delle risorse su base nazionale - entro il 2030 rispetto al 2010) sulla conservazione delle risorse, sull’estensione della durata dei prodotti, su modelli di produzione e consumo sostenibili, sull’eco-design e sul riciclaggio. L'economia circolare è riconosciuta come una leva importante per guidare la transizione verso la crescita verde ed è riconosciuta come uno dei cinque pilastri dello sviluppo sostenibile (articolo 70 I).La Francia adotterà una strategia per un'economia circolare nazionale "ogni cinque anni” (articolo 69).

https://www.legifrance.gouv.fr/

 

REGNO UNITO

Nel Regno Unito il WRAP (Waste and Resource Action Programme), operativo dal 2010, sintetizza la visione economica del paese con un orizzonte al 2020 (rispetto ad una linea di base 2010):

- 30Mt di riduzione di input materiali nell'economia,

- 20% in meno di rifiuti prodotti (pari a circa 50Mt).

I quattro modi chiave per realizzare questi risparmi sono: riduzione di input materiali per la produzione di merci; riduzione dei rifiuti nella produzione e nel commercio; riduzione della quantità di prodotti lavorati gettati via; aumento della percentuale di prodotti che vengono utilizzati (affittati o prestati) e non comprati.

http://www.wrap.org.uk/

Inoltre, tra il 2003 e il 2013, il NISP (National Industrial Symbiosis Programme) ha coinvolto in progetti di simbiosi industriale attivamente 15.000 aziende nel Regno Unito, generando 1 miliardo di sterline in vendite e riduzioni di costo pari a £ 1.1 miliardi per le società partecipanti, in gran parte PMI. Ha anche ridotto le emissioni di carbonio di 39 Mt, ha deviato 45 Mt di materiale dalla discarica e ha salvato o creato oltre 10.000 posti di lavoro. Dal 2007, il modello NISP è stato esportato in più di 25 Paesi tra cui l’Italia.

 

PAESI BASSI

Nel 2016, il Governo olandese ha fissato un duplice obiettivo a livello nazionale: ridurre del 50% l’uso di materie prime vergini entro il 2030 e diventare al 100% un’economia circolare entro il 2050. Tra i settori chiave su cui si concentreranno gli interventi figurano: biomassa e cibo, plastiche, industria manifatturiera,  settore delle costruzioni. I principi guida sono: eco-design per un uso minore e migliore delle risorse, consumo e produzione più sostenibili tramite un’estensione della durata di vita e di uso, rifiuti come materie da recuperare.

https://www.government.nl/

 

5.    Il contesto italiano: necessità ed opportunità

 

L’Italia ha un consumo materiale domestico (DMC) pari a circa 10 tonnellate pro capite, tra i più bassi dei Paesi G7 (grafico 3) e in ambito EU28. Il trend di riduzione negli ultimi anni è stato molto forte, così come anche le importazioni nette di risorse che sono scese dalle circa 225 milioni di tonnellate nel 2005 alle 155 nel 2015 (OCSE, Green Growth Indicators). Questo importante risultato è dovuto in parte alla congiuntura economica negativa internazionale ma anche alla sostanziale crescita nell’efficienza nell’uso delle risorse (grafico 4), che tuttavia evidenzia ancora un forte divario con paesi quale Regno Unito e Giappone.

 

Per quanto riguarda il settore rifiuti, la loro produzione (urbani e speciali) risulta pari a 178 milioni di tonnellate, di cui circa 1/3 dal settore “costruzioni e demolizione”. A fronte del dato aggregato, che rimane costante negli ultimi 5 anni, cresce la frazione idonea a processi di riciclo, aumentando così le potenzialità per rendere sempre più circolare l’economia italiana.

Interessante il dato sulle materie prime seconde generate a partire dalla raccolta differenziata. Considerando carta, legno, vetro, plastica ed organico, sono state reimmesse sul mercato circa 10,6 milioni di tonnellate nel 2014 (oltre 60% come recupero di materia), in aumento del 2% nel 2015 sulla base di dati preliminari (cfr. “L’Italia del Riciclo, 2016”). Questo dato va confrontato con i 15,6 milioni di tonnellate recuperate: la differenza è dovuta sia ai rendimenti connessi alle tecnologie impiegate (rese molto basse soprattutto per l’organico) sia alla generazione di scarti in uscita dai processi di riciclo.

Grafico 3 - Consumo materiale domestico in Italia, negli altri Paesi G7 e nel Mondo (tonnellate pro capite)

Fonte: UNEP (2017)

Grafico 4 – Produttività delle risorse in Italia, negli altri Paesi G7 e nel Mondo (US $/kg)

Fonte: UNEP (2017)

 

L’avvio di una transizione verso l’economia circolare rappresenta un input strategico di grande rilevanza con il passaggio da una “necessità” (l’efficienza nell’uso delle risorse, la gestione razionale dei rifiuti) ad una “opportunità” ovvero progettare i prodotti in modo tale da utilizzare ciò che adesso è destinato ad essere rifiuto come risorsa per un nuovo ciclo produttivo.

L’Italia, paese povero di materie prime, ma tecnologicamente avanzato per la salvaguardia delle risorse naturali e da sempre abituato a competere grazie ad innovazione e sostenibilità, deve necessariamente muoversi in una visione europea di transizione verso un’economia circolare, sfruttare le opportunità e farsi promotrice di iniziative concrete

 

Puntare sull’economia circolare vuol dire quindi stimolare la creatività delle PMI italiane in funzione della valorizzazione economica del riuso di materia.

Investire in ricerca e sviluppo facendo sistema, rappresenta una possibilità concreta per  le nostre PMI, soprattutto manifatturiere, di ripensare e modificare il proprio modello produttivo per consolidare la propria presenza nelle catene del valore globali.

 

La creazione di un’economia circolare diffusa sul territorio nazionale consente, altresì, di trasformare una serie di problematiche proprie del sistema produttivo nazionale in delle opportunità.

In primis, è richiesta una maggiore informazione relativa ai processi produttivi (uso di risorse, quantità materiale riciclato adoperato o non avviato a discarica, ecc.) che, grazie alla maggiore trasparenza, da una parte, contribuisce a ridurre i fenomeni illeciti sia in fase di produzione che di smaltimento dei rifiuti, dall’altra consente alle imprese virtuose di veder premiata dai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, la qualità delle loro produzioni grazie alla loro tracciabilità.

Inoltre, per un sistema Paese come quello italiano povero di risorse, utilizzare (e riutilizzare) materiale riciclato generato internamente permette di essere meno dipendenti dall’approvvigionamento estero, con annessa minore vulnerabilità alla volatilità dei prezzi specie in un momento di grande instabilità nei Paesi che hanno le maggiori dotazioni di tali risorse.

 

La ridotta dipendenza dall’estero, insieme alla razionalizzazione dei sistemi produttivi, consente di ottimizzare i costi delle attività produttive con benefici per imprese e cittadini, con conseguente impatto positivo anche sulla competitività internazionale fondata su maggiore qualità a prezzi inferiori.

Infine, l’economia circolare ha potenzialmente enormi benefici per l’ambiente e per la società. Dal punto di vista ambientale, la preservazione del capitale naturale - e dei connessi servizi ecosistemici - passa anche per la ridotta pressione sulle risorse e il minore utilizzo di territorio per lo smaltimento dei rifiuti in discarica. Questo è fondamentale in un Paese come l’Italia in cui il fattore naturale può costituire una delle principali leve di sviluppo economico come ci dimostrano i frequenti fenomeni di dissesto idrogeologico che impattano sulla produttività e la crescente domanda di turismo sostenibile e culturale, nonostante una non sempre oculata attenzione alla protezione delle risorse naturali e paesaggistiche.

 

Per quanto riguarda la questione occupazionale, è necessario investire nella formazione di nuove figure professionali specializzate (a livello progettuale ed operativo), che diventino strumento e al tempo stesso beneficiari del processo economico orientato alla circolarità: in un momento di difficoltà nella creazione di nuova occupazione, l’economia circolare può dare il via ad un processo virtuoso utile a ridurre l’esodo di giovani italiani all’estero, diminuire il fenomeno di coloro che non sono coinvolti in processi di formazione e non cercano lavoro (NEET) e garantire lavoro sostenibile, equo e dignitoso, limitando i contrasti tra la crescente fetta di popolazione (italiani e stranieri) che ha difficoltà a vivere in modo adeguato.

 

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Situazione del riciclo in Italia, filiere di eccellenza e possibili aree di intervento

 

In Italia sono già state avviate sin dal Decreto Ronchi le riforme necessarie a favorire lo sviluppo di una economia circolare. Nel 2016 l’Italia presentava un livello di recupero e riciclaggio molto avanzati con riferimento ai rifiuti urbani e di eccellenza in Europa per quanto riguarda i rifiuti speciali. Per incrementare ulteriormente i livelli di recupero e riciclaggio, è necessaria oltre una omogeneizzazione delle performance tra il Nord ed il Centro-Sud anche una vera e propria progettazione della filiera, possibilmente valorizzando connessioni territoriali.  Sono già presenti sul territorio nazionale esperienze piccole e grandi che si muovono in questa direzione (che si sono auto costruiti una filiera che utilizza nuovi materiali e che favorisce il recupero di quelli che normalmente finirebbero tra gli scarti.

Va sottolineato, inoltre, che l’azione delle filiere produttive, oltre ad una generale riduzione degli impatti ambientali, deve puntare a conseguire un uso più efficiente delle risorse, ed in particolare porsi l’obiettivo di chiudere il più possibile i cicli della materia, facendo in modo che gli scarti di produzione, i materiali ed i prodotti possano essere reintrodotti nei cicli produttivi o riutilizzati, negli stessi cicli produttivi che li hanno prodotti o in altri che sono territorialmente o funzionalmente connessi con i primi. In sostanza bisogna riuscire a mettere in atto ciò che è stato definito come “simbiosi industriale”(cfr. paragrafo 8). 

 

Nelle due tabelle sottostanti sono riportate (ultimi dati EUROSTAT) le performance nazionale di recupero, riciclaggio e compostaggio rispetto allo smaltimento finale in discarica prima per i rifiuti urbani e poi per i rifiuti speciali.

Si può vedere come per i rifiuti urbani la quota dei rifiuti riciclati, compostati e recuperati sia nettamente superiore a quella dei rifiuti smaltiti in discarica. Occorre inoltre evidenziare che alcuni dei paesi che mostrano conferimenti in discarica più bassi di quelli dell’Italia ottengono tale risultato grazie al ricorso all’incenerimento dei rifiuti (recupero energetico) e non mediante il ricorso al riciclaggio e compostaggio.

Grafico 5 – Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti urbani in Europa, anno 2014

Grafico 6 – Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti in Europa, anno 2012.

 

Nel grafico 6 relativo ai rifiuti speciali si può notare che le performance nazionali siano di assoluto rilievo con un conferimento in discarica che è fra i più bassi (quarto posto) in Europa.

Per quanto riguarda le performance di riciclaggio dei rifiuti urbani (grafico 7) poi bisogna constatare che si registra un andamento in costante crescita che fa prevedere l’imminente superamento della soglia fissata al 50% dal legislatore europeo come obiettivo per il 2020. Con la progressiva estensione della raccolta differenziata spinta ed estesa a tutte le frazioni (compresa la frazione organica) in maniera uniforme sul territorio nazionale (colmando il ritardo delle regioni del Sud) l’Italia sarà in grado di incrementare ulteriormente le performance di riciclaggio, rendendo residuale il conferimento in discarica dei rifiuti.

Grafico 7 – Percentuali di riciclaggio dei rifiuti urbani, anni 2010-2015.

 

In Italia vi sono altre filiere particolari di eccellenza tanto nel campo dei rifiuti urbani quanto di quello degli speciali.

 

Oli esausti: l’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di oli esausti rigenerati. In molti altri paesi europei gli oli usati vengono inviati a recupero energetico invece che al riciclaggio. A tal fine occorre ricordare che la rigenerazione degli oli usati costituisce una virtuosa operazione di riciclaggio e che tale operazione è sovraordinata nella gerarchia dei rifiuti al recupero di energia. Per tale motivo si ritiene indispensabile la fissazione di un obiettivo vincolante a livello europeo di rigenerazione degli oli. Proposta che l’Italia ha già avanzato in sede di revisione delle direttive europee del “pacchetto rifiuti” e che dovrà continuare a sostenere presso la Commissione europea.

Grafico 8 – Percentuali di rigenerazione ed avvio alla rigenerazione in Europa, anno 2014. Fonte: GEIR

 

Pile e batterie al Piombo: sin dall’entrata in vigore della direttiva pile e batterie 2006/66/CE l’Italia si è presentata, per quanto riguarda la gestione delle pile e batterie al Piombo, con un sistema di gestione di assoluta eccellenza in Europa. L’allora sistema consortile obbligatorio assicurava la raccolta e trattamento delle pile e batterie al piombo in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale assicurando la chiusura del ciclo tramite impianti di riciclaggio del Piombo di elevatissime efficienze di riciclaggio, garantendo anche il trattamento dell’acido contenuto nelle batterie.

Con particolare riferimento agli accumulatori al piombo acido - quelli industriali e quelli per veicoli – si evidenzia che le batterie di avviamento per veicoli rappresentano circa l'83% in peso dei rifiuti raccolti, mentre il restante 17% è da attribuire ad accumulatori industriali (per trazione e stazionamento), come quelli presenti nei gruppi di continuità, nei carrelli elevatori e nelle auto elettriche o a trazione ibrida.

Segnatamente nel 2017 sono state raccolte 159.722,698 ton. di accumulatori al piombo di cui 132.626,168 ton. per veicoli.

Grafico 9 – Quantità di batterie al Piombo immesse sul mercato e raccolte/riciclate nel 2016. FONTE CDCNPA Report immesso raccolto 2010-2016.

 

Compostaggio e digestione anaerobica: l’Italia presenta uno dei sistemi di gestione dei rifiuti organici più avanzati d’Europa per qualità delle raccolte e del compost ottenuto e per quantità di rifiuti organici trattati. Con 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani raccolte e trattate (grafico 10) su circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti organici prodotte l’Italia raggiunge attualmente un tasso di riciclo pari al 58%.

Grafico 10 – Quantitativi dei rifiuti urbani e totali sottoposti a compostaggio e digestione anaerobica.

 

Imballaggi: in Italia è ben strutturato da vent’anni un sistema di gestione degli imballaggi basato sul principio della responsabilità del produttore. Tale sistema assicura il raggiungimento di tassi di riciclaggio ben superiori a quelli fissati dalla normativa comunitaria con alcune filiere particolari (legno) che hanno saputo fare della mancanza di materie prime un’opportunità di sviluppo.

Le percentuali nazionali di riciclo delle diverse filiere (anno 2015) sono mostrate nel grafico seguente

Gli obiettivi di riciclo imposti dalla normativa comunitaria sono tutti ampiamente superati. La plastica è la frazione che necessita di sforzi ulteriori in ricerca e sviluppo al fine di trovare soluzione tecnologiche che ne aumentino il tasso di riciclo.

Grafico 11. Percentuali di riciclaggio e recupero per filiera.

Fonte: Programma generale di Prevenzione e di Gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio CONAI- Relazione generale consuntiva 2015.