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Risorse e prodotti

Schede primarie

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16.       Tracciabilità delle risorse, dei prodotti, dei servizi e delle filiere

Per tracciabilità si intende la possibilità di individuare le fasi di produzione e commercializzazione di una merce. Generalmente la tracciabilità inizia dal punto di origine della materia, per poi estendersi ai successivi processi di trasporto e trasformazione del bene finale.

L’obiettivo della tracciabilità è di fornire un’identità alla merce per conoscerne la storia ed i soggetti che hanno partecipato alla sua trasformazione e realizzazione.

La tracciabilità di un bene può essere strutturata a diversi livelli di approfondimento coinvolgendo i soggetti che partecipano direttamente e/o indirettamente alla realizzazione del bene o del servizio finale. In funzione dei risultati che si desidera ottenere e degli obiettivi finali da raggiungere, la tracciabilità può estendersi a tutto il ciclo di vita del prodotto anche valutando, in alcuni casi, la fase di utilizzo del bene.

 

E’ opportuno distinguere la tracciabilità del rifiuto dalla tracciabilità del materiale in quanto dove si conclude la prima inizia la seconda.

In un contesto di economia circolare, e soprattutto di salvaguardia delle risorse naturali impiegate, la tracciabilità di un bene (inteso sia come materia e manufatto) o di una filiera, può essere requisito indispensabile per garantire:

 -   il rispetto delle norme in materia di gestione e trattamento delle risorse (es. materiali, sottoprodotti, rifiuti),

 -   la lotta contro le frodi e la concorrenza sleale (il rispetto dei requisiti ambientali e sociali),

 -   la qualità dei beni prodotti,

 -   il contenuto della tipologia di materia presente (es. se da fonte rinnovabile, riciclato, riciclato permanente, biodegradabile o compostabile),

 -   la provenienza territoriale dei materiali e la localizzazione dei processi di trasformazione.

 

In un ambito più esteso della sua funzione, la tracciabilità può essere anche strumento per verificare la frequenza di utilizzo di un prodotto. Questo aspetto può essere essenziale per misurare la circolarità di un prodotto in fase d’uso al fine di proporlo  al mercato attraverso un servizio condiviso o con altra forma di utilizzo. La tracciabilità permette di verificare, rispetto ad una temporalità definita, quante volte il bene è stato utilizzato e di confrontare il risultato con un medesimo prodotto con funzione non condivisa o altra forma di utilizzo.

 

Nel caso dei rifiuti, la tracciabilità di un prodotto e della relativa filiera deve essere strumento di garanzia per il mercato e per il legislatore al fine di semplificare le norme relative alle procedure di gestione del rifiuto, pur garantendo il rispetto di tutti i requisiti ambientali e sociali. Questo approccio permetterebbe di rendere il materiale ottenuto maggiormente competitivo in termini qualitativi e per alcuni aspetti di ridurre i costi di gestione.

Inoltre, la tracciabilità di filiera deve essere anche uno strumento utile alla riduzione della dispersione di risorse nell’ambiente (rifiuti) e nel contempo fornire un quadro nazionale sempre più preciso delle possibili azioni di miglioramento da apportare ai prodotti.

In tal senso, la predisposizione di un “Registro delle Filiere Tracciate” o RFT, permetterebbe un costante monitoraggio delle modalità di gestione delle risorse impiegate per i diversi comparti merceologici:

- sarebbe di supporto alla realizzazione di una puntuale mappatura dei flussi di materia,

- permetterebbe una completa misurazione della circolarità dei prodotti,

- favorirebbe azioni di simbiosi industriale.

L’RFT può essere anche strumento di riferimento per il legislatore al fine di promuovere azioni incentivanti rivolte all’intera filiera.

In Italia alcune imprese del sistema raccolta recupero riciclo si sono già attivate con azioni di tracciabilità di filiera per qualificare i materiali e fornire maggiori garanzie al mercato di impiego e al consumatore.

17.   Efficienza nell’uso delle risorse

 

La gestione ed il monitoraggio di una attività di sviluppo di un prodotto o servizio deve essere svolta attraverso una valutazione complessiva dei flussi di risorse impiegate. I “fondamentali” dell’economia circolare dicono che le risorse impiegate per un’attività devono essere nuovamente messe a disposizione del sistema per essere reimpiegate. Per raggiungere questo obiettivo è necessario sviluppare un monitoraggio appropriato che, in parallelo alla quantificazione economica, sia in grado di valutare qualità, quantità e tipologie di risorse impiegate lungo tutta la filiera e per la durata del ciclo di vita del prodotto o servizio. La valutazione deve considerare la fase di acquisto, di produzione, di imballaggio e di trasporto, le modalità d’uso e riuso, la manutenzione, la durabilità e la frequenza di utilizzo. La fase di recupero e riciclo deve essere efficiente, al fine di evitare la dispersione di risorse o che ci sia un deprezzamento e un degrado dei materiali impiegati rispetto al valore ed alle caratteristiche originali. L’obiettivo deve essere quello di raggiungere un’efficienza ambientale ed economica.

Durante fase di progettazione è quanto mai necessario applicare strategie di eco design per valutare preventivamente il ciclo di vita delle risorse impiegate ed individuare le soluzioni più ambientalmente ed economicamente efficienti.

 

La scelta della migliore (o delle migliori) soluzione da perseguire può essere individuata solo attraverso la valutazione di scenari di mercato ed azioni di monitoraggio del sistema per identificare possibili implicazioni e criticità del sistema.

La componente economica, accanto a quella ambientale permette di ottenere un quadro di insieme in termini di “efficienza di circolarità” e quindi di valutare concretamente, ad esempio, se la scelta di impiegare determinate risorse garantisce sostenibilità economica rispetto a durabilità, riparabilità e riciclabilità di un prodotto. La possibilità di compiere scelte strategiche di indirizzo sulla base di scenari di mercato attendibili, deve essere caratterizzata da due indicatori principali: economici e quantitativi (relativi alle risorse impiegate). Ricorrere per lunghi periodi a forme di contributi obbligatori per la gestione delle risorse, non permette al sistema di generare modelli innovativi di “circolarità economica” in quanto la mancanza di un libero mercato e di responsabilità diretta delle scelte compiute, non responsabilizza a sufficienza le imprese a cercare soluzioni alternative.

Efficienza nell’uso delle risorse vuol dire scegliere i materiali più appropriati che possano coniugare la funzione del prodotto con la circolarità delle risorse e l’impatto sull’ambiente. L’evoluzione industriale dal dopoguerra ad oggi ci ha portato alla situazione attuale, caratterizzata da un consumo di risorse maggiori di quelle a nostra disposizione. E’ necessario andare oltre i falsi modelli circolari per perseguire azioni di miglioramento e la creazione di nuovi materiali: tutto ciò deve essere fatto valutando in anticipo le possibili conseguenze.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario che si attivi un’azione a carattere nazionale con il coinvolgimento diretto delle regioni e delle imprese, per realizzare delle “Mappe di Flusso delle Risorse” che devono misurare i diversi flussi di risorse in input e output (rifiuti e materiali), suddividendoli per quantità, origine da fonte rinnovabile/non rinnovabile, riciclo e riciclo permanenti.