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Fase di Transizione

Schede primarie

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14.   Ripensare il concetto di rifiuto

 

Il concetto di “rifiuto”, seppure in passato ha consentito la soluzione di problemi non altrimenti risolvibili, non è più attuale se si va incontro ad una politica di minimizzazione degli scarti. La sfida della transizione verso l’economia circolare è considerare ciò che adesso è un rifiuto come elemento, “mattone” per un nuovo ciclo produttivo.

Di conseguenza, una profonda revisione della normativa comunitaria appare, alla luce del concetto di economia circolare, sempre più ineludibile. Se già la green economy considerava il rifiuto una soluzione e non più un problema, ancora oggi il rifiuto stesso soggiace ad una regolamentazione minuziosa, che limita in maniera sensibile molte delle sue potenzialità intrinseche, in particolare attraverso norme che prevedono restrizioni in termini di gestione e movimentazione. Se in passato previsioni restrittive per la gestione dei rifiuti erano giustificate da quello che era considerato il vero problema dei rifiuti, ossia il loro abbandono, senza valutarne le potenzialità, oggi, paradossalmente, si potrebbe limitare il concetto di rifiuto solamente a ciò che “non ha un valore economico” per il mercato; basti pensare a materiali quali gli oli minerali usati, per i quali esiste un mercato che fissa una quotazione pressoché ufficiale che viene utilizzata per gli scambi, e che sono stati oggetto di “contenziosi” internazionali per la loro acquisizione, oppure a beni per i quali il ritiro è disciplinato per legge (come nel caso dei consorzi previsti dalla attuale normativa ambientale per particolari flussi di rifiuti). Considerando tali fattispecie, dovrebbe essere prevista una normativa restrittiva solamente per ciò che è destinato all’abbandono, al fine di prevenire la dispersione nell’ambiente, mentre ad oggi è estesa anche a materiali nobili e di forte richiesta. La revisione della normativa comunitaria dovrà quindi andare oltre le modifiche che hanno portato, nel 2008, alla previsione di una parziale strategia di uscita dal concetto di rifiuto, concretizzatasi anche con il riconoscimento dei sottoprodotti e della cessazione della qualifica di rifiuto.

Una volta effettuata la modifica normativa necessaria dovranno essere individuati:

  • i flussi di rifiuti per i quali non è più necessaria la qualifica di rifiuto ma che possono essere ricircolati nel sistema produttivo ed economico come nuove materie prime o prodotti,
  • i flussi di rifiuti attualmente non riutilizzati o riciclati a causa di ostacoli di tipo legislativo, autorizzativo, organizzativo, economico, competitivo, ecc. Per tali flussi è necessario istituire tavoli di lavoro ad hoc per intervenire efficacemente nel rimuovere le cause che ostacolano la circolarità in tali settori,
  • i flussi di rifiuti attualmente non riutilizzabili o riciclabili. Su tali flussi occorre intervenire per attivare ricerche applicate in grado di sviluppare nuovi materiali o prodotti da reimmettere nei cicli produttivi, trovare nuovi sistemi e nuovi sbocchi di mercato oppure prevedere la progressiva eliminazione dal mercato o la sostituzione con altri che siano riutilizzabili o riciclabili.

 

Come già detto, il passaggio da una economia “dalla culla alla tomba” all’economia circolare rappresenta già oggi un momento di forte cambiamento nella strategia di gestione dei materiali con gli strumenti a disposizione (cessazione della qualifica di rifiuto e individuazione dei sottoprodotti) e rappresenta un forte impulso nell’individuazione di nuovi flussi di rifiuti da sottoporre a processi di “end-of-waste” (EoW) e nel riconoscimento di nuovi sottoprodotti, specialmente come esito della recente emanazione del decreto sottoprodotti.

Per giungere al nuovo paradigma è importante che nella fase di transizione si lavori sugli strumenti che possono dare certezza agli operatori relativamente alla qualifica di sottoprodotto dei residui di produzione che essi generano istituendo, ad esempio, un quadro legislativo nazionale unitario e aggiornato per l’EoW. Da un lato per specifiche tipologie di rifiuto non risultano ancora emanati i decreti EoW, con l’eccezione del decreto sulle terre e rocce da scavo e, in attesa degli stessi, si fa ancora affidamento ai previgenti meccanismi di cessazione della qualifica di rifiuto che appaiono, oramai, superati, mentre l’assenza di un efficace meccanismo EoW sta fortemente penalizzando il settore del riciclo e recupero. Tale meccanismo, infatti, costituisce il “premio” per chi effettua il riciclo e il recupero di rifiuti trasformandoli nelle cosiddette “materie prime seconde”, ossia in materiali riutilizzabili nei cicli economici,  contribuendo, in tal modo, a ridurre il consumo di materie prime e l’ammontare di rifiuti da destinare allo smaltimento. La cessazione della qualifica di rifiuto assurge, quindi, a strumento principe per l’attuazione della tanto auspicata società del riciclo, obiettivo dichiarato degli organi comunitari, e segna un importante passo in avanti dell’odierna normativa sui rifiuti al fine di porre fine ai concetti antiquati (e consumisti) del “tutto rifiuto” e del “rifiuto per sempre”. A tal fine, anche per favorire il risparmio di materie prime naturali, occorre necessariamente individuare i flussi di rifiuti prioritari sui quali intervenire e predisporre i relativi decreti affinché i materiali risultanti da operazioni di recupero di alta qualità possano nuovamente essere introdotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini con piena dignità, con una “fedina penale” immacolata e senza trascinarsi dietro una origine discriminante. Ciò sarà possibile solo qualora verrà accordato loro lo stesso status giuridico di prodotto. Al contrario, fino a quando un oggetto o una sostanza conserveranno – nonostante siano il risultato di operazioni di recupero di alta qualità – lo status giuridico di “rifiuto”, non potranno competere con le materie prime risultando, di conseguenza, fortemente discriminati. È quindi facile comprendere come l’assenza di un efficace meccanismo EoW nazionale stia fortemente penalizzando i settori del recupero.

Analogamente alla questione della cessazione della qualifica di rifiuto, troppo spesso la possibilità di considerare un residuo come un sottoprodotto e destinarlo a nuovi cicli produttivi si scontra con il timore di riuscire a provare che il residuo è un sottoprodotto e non un rifiuto alle autorità di controllo. Per fare ciò è opportuno aiutare gli operatori nella verifica delle condizioni che consentono di qualificare i residui come sottoprodotti e prevedere criteri standardizzati per quanti più flussi di residui possibile in modo da dare certezza ai produttori del residuo ed alle autorità di controllo.

 

 

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Approfondimento: sottoprodotti e End of Waste

 

A seguito dell’emanazione della direttiva quadro rifiuti la Commissione Europea ha iniziato a lavorare per predisporre criteri comunitari sulla “cessazione della qualifica di rifiuti” per alcuni flussi di rifiuti. I lavori, iniziati nel 2007, si sono protratti per molti anni ed hanno portato all’emanazione di alcuni Regolamenti. Il primo è stato quello sui rottami metallici (333/2011) al quale sono seguiti quello sul vetro (1179/2012) e quello sul rame (715/2013). La Commissione aveva predisposto anche un Regolamento sulla carta che però non ha avuto il favore del TAC (Comitato per l’adattamento della normativa comunitaria al progresso scientifico e tecnologico) né del Consiglio e del Parlamento europeo. La Commissione aveva anche lavorato per anni sui criteri relativi al compost e digestato e sulla plastica tuttavia i relativi Regolamenti non sono mai stati proposti dalla Commissione per la votazione del TAC. Il regolamento sul compost e digestato è stato ora in parte ripreso all’interno del nuovo regolamento fertilizzanti mentre quello della plastica non ha avuto nessuna successiva evoluzione. La Commissione, dopo la bocciatura del regolamento sulla carta, ha effettuato una valutazione dell’utilità dell’emanazione dei criteri comunitari EoW ritenendo che fosse più opportuno demandare tale regolamentazione secondaria agli Stati Membri.

Riguardo alla predisposizione di nuovi decreti EoW a livello nazionale il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare si è già attivato da tempo lavorando su alcuni flussi specifici di rifiuti. In particolare per il decreto EoW sul fresato d'asfalto e per il decreto EoW sulla gomma derivante da pneumatici fuori uso sono stati completati i controlli tecnici: entrambi i  decreti sono attualmente sottoposti ai controlli di legge. Il Ministero dell’ambiente, inoltre, ha predisposto e sottoposto all’esame dell’ISPRA ulteriori schede tecniche per il recupero di materia dai pannolini, dalle batterie per auto e dai rifiuti da demolizione e costruzione. Nel breve termine è in progetto di affrontare la problematica della cessazione della qualifica di rifiuto per i materiali derivanti dal legno, dalla carta, dai rottami di vetro sanitario, dalla vetroresina da imbarcazioni e dal PET da imballaggi e altre plastiche.  Inoltre, il Ministero ha avviato costanti interlocuzioni con gli operatori del settore dei rifiuti al fine di raccogliere ogni utile elemento per individuare flussi di rifiuti per i quali predisporre decreti EoW ai sensi dell'articolo 184-ter del D. Lgs 152/2006.

Per quanto concerne i sottoprodotti il Ministero dell’Ambiente ha emanato il decreto n.264 del 13 ottobre 2016 ed una circolare esplicativa finalizzati  ad agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.